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Benefici fiscali e politiche di welfare non solo per i contratti a tempo indeterminato

I  benefici del welfare aziendale non sono soltanto per i dipendenti con il tradizionale contratto a tempo indeterminato. Con una risposta a un imprenditore che stava predisponendo un piccolo piano di welfare aziendale per il suo ristorante, l’Agenzia dell’Entrate a gennaio ha chiarito che anche un dipendente con contratto di somministrazione a tempo determinato e uno stagista possono godere dell’esenzione dal pagamento di tasse e contributi sulle prestazioni di welfare che ricevono.

Il caso è interessante. L’imprenditore, che ha dodici dipendenti più quello con contratto di somministrazione e lo stagista, chiedeva all’Agenzia delle Entrate tre chiarimenti. Aveva preparato un piano di welfare in cui offriva al direttore di sala e all’amministratore dell’azienda l’assistenza domiciliare ai familiari anziani e la frequenza a un corso di lingue per i figli. Ai cinque addetti alla sala assunti a tempo determinato, a quello in somministrazione e allo stagista, anch’essi addetti alla sala, offriva invece un servizio di check-up cardiaco gratuito. Ai cinque addetti alla cucina e all’addetto alla cassa invece non offriva nulla.

Il primo chiarimento riguardava la possibilità di includere lo stagista e il lavoratore in somministrazione nel piano di welfare, il secondo aveva invece a che fare con la possibilità di proporre quei servizi al direttore di sala e all’amministratore unico. Il terzo chiarimento era centrato sulla possibilità di dedurre le spese dal reddito di impresa.

Welfare aziendale anche per Stagista e lavoratore a tempo determinato? Il chiarimento dell'Agenzia delle Entrate

Il chiarimento riguardo stagista e lavoratore in somministrazione era quello più rilevante dal punto di vista legislativo. L’Agenzia delle Entrate ha risposto che è corretto proporre una misura di welfare aziendale come il check-up cardiaco agli addetti alla sala, che rappresentano una omogenea «categoria di dipendenti».

Soprattutto, ha aggiunto l’Agenzia, anche l’addetto alla sala in stage e quello con contratto in somministrazione godranno della totale defiscalizzazione e decontribuzione dei servizi di welfare perché secondo il Testo Unico sui Redditi sono assimilati ai redditi da lavoro dipendente «le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante».

Il principio si applica quindi anche a tutti gli altri casi di aziende che prevedono piani di welfare destinati a una categoria precisa di dipendenti: tutti i dipendenti che fanno parte di quella categoria, anche se con contratti diversi da quello tradizionale, hanno diritto a goderne.

Un’ottima notizia per gli stagisti italiani che,  secondo la prima (e finora unica) analisi ufficiale pubblicata nel 2018 dall’Anpal, l’Agenzia nazionale delle Politiche attive e del Lavoro, continuano ad aumentare: erano 185mila nel 2012 e sono saliti fino ai 318mila del 2016 con oltre 150mila aziende coinvolte. Un’impennata che l’Agenzia attribuisce soprattutto all’avvio del programma Garanzia Giovani, partito nel maggio del 2014. Ovviamente, però, sta all’azienda scegliere di allargare o meno i suoi servizi di welfare anche agli stagisti.

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