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Il welfare aumenta la produttività aziendale: i risultati del Rapporto Welfare Index Pmi 2018

Il welfare aziendale migliora il benessere dei dipendenti e soprattutto aumenta la produttività aziendale.

È questa, in sintesi, la ricetta che emerge dal Rapporto Welfare Index Pmi 2018, che vede la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni.

Un’analisi che si basa sul livello di welfare in 4.014 piccole medie imprese evidenziando la stretta correlazione tra il miglioramento del benessere, la soddisfazione dei dipendenti e la crescita della produttività aziendale: tutti fattori che, secondo il 42,1% delle imprese, sono il principale obiettivo nelle scelte di welfare. Il 35,6% delle imprese intervistate dichiara, infatti, di aver aumentato la propria produttività come conseguenza di una maggiore soddisfazione tra i dipendenti. Questo vale ancor di più per le aziende già molto attive nel welfare: il 63,5% conferma di aver ottenuto un incremento produttivo.

Welfare aziendale: i settori in crescita nel 2018

Per questo, secondo lo studio, nei prossimi 3-5 anni, il 52,7% delle Pmi punta a un’ulteriore crescita del welfare aziendale, soprattutto negli ambiti relativi a:

Tre settori, questi ultimi, sui dodici che prevalentemente sono monitorati, che hanno riscosso il maggiore interesse da parte delle aziende. In particolare, nell'area "conciliazione vita e lavoro", le preferenze vanno allo smart working: con la rottura delle barriere tradizionali tra luoghi e tempi del lavoro e quelli della vita familiare.

Le imprese che adottano misure di welfare di questo tipo sono raddoppiate negli ultimi due anni passando dal 16,1% al 34,3%. Ma anche la formazione dei propri dipendenti, soprattutto se giovani, e il sostegno alla mobilità sono tra le opzioni più ricercate: nel 2018 sono già il 38% le imprese con almeno un'iniziativa in questa area.

Legge di Stabilità 2018 a favore del welfare aziendale

Ad aiutare le imprese ad accrescere il loro livello di welfare contribuisce l’impianto normativo, modellato dalla legge di Stabilità 2016 e successivamente rafforzato dalle leggi di Stabilità 2017 e 2018 che, con robusti incentivi fiscali, ha promosso gli investimenti a sostegno del benessere dei dipendenti e delle loro famiglie: da un lato l’azzeramento del cuneo fiscale sulle somme erogate ai dipendenti, dall'altro, la deducibilità delle spese dal reddito delle imprese.

Un secondo aspetto della normativa riguarda, poi, la possibilità di convertire i premi aziendali di risultato in servizi di welfare, rafforzando gli incentivi già previsti per la componente variabile delle retribuzioni. I premi aziendali erogati in forma di welfare sono esenti da imposizione fiscale e contributiva.

Welfare, questione di cultura aziendale

Dal rapporto emerge però chiaramente che diffondere il più possibile una cultura del welfare è fondamentale. La conoscenza da parte delle imprese resta, infatti, ancora molto limitata (24,6%).

Secondo lo studio, invece, avere “una cultura” di welfare è la condizione necessaria per innescare un circolo virtuso: la conoscenza, cioè l’informazione sulle norme e le opportunità del welfare è la condizione essenziale per intraprendere le iniziative. Le Pmi più informate sono, a loro volta, anche le più attive, estendono l’offerta e si aprono al confronto con i dipendenti ottenendo i livelli più elevati di gradimento per i servizi offerti.

Queste stesse imprese registrano i migliori risultati in termini di impatto sul business. Per chiudere il cerchio, le Pmi più virtuose riconoscono molto più della media l’importanza di associarsi e sviluppare attività di welfare in condizioni di efficienza.

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