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Bonus trasporto pubblico 2018: detrazione del 19% ed esclusione da reddito

Viaggiare da casa al lavoro è sempre più conveniente grazie all'ampliamento del raggio d’azione del welfare aziendale. Dal 1° gennaio 2018, infatti, entrano tra i vantaggi fiscali del welfare aziendale, anche le eventuali spese per il servizio di trasporto pubblico sostenute direttamente dal datore di lavoro, o rimborsate ai propri dipendenti, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente, in quanto fringe benefit.

La nuova normativa va dunque a:

  • migliorare il benessere del dipendente
  • ridurre l’incidenza del cuneo fiscale e contributivo
  • aumentare il reddito spendibile
  • equiparare il dipendente ai professionisti autonomi che già possono dedurre le spese di viaggio.

Una serie di vantaggi che fanno dell’accoppiata benefit aziendali-trasporto pubblico una nuova misura vincente per le imprese che vogliono fare del welfare un pilastro d’impresa.

Gli abbonamenti per il trasporto pubblico sono esclusi dal reddito di lavoro dipendente

In particolare, la legge di Bilancio 2018 recita che:

non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro, o le spese da quest'ultimo direttamente sostenute […] per l'acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari a carico”.

In particolare, la circolare 5/E 2018 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che questa esclusione dal reddito, prevista per il servizio di “trasporto collettivo” (di cui alla precedente lett. d) dell’art. 51, comma 2, del TUIR), è stata estesa anche all’ipotesi di concessione da parte del datore di lavoro di abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale o di somme erogate per l’acquisto di tali abbonamenti o a titolo di rimborso della relative spesa.

Il regime fiscale di favore è riconosciuto sia nell’ipotesi in cui il benefit sia erogato dal datore di lavoro volontariamente, sia nell’ipotesi in cui sia erogato in esecuzione di disposizioni di contratto, accordo o di regolamento aziendale. Infine, la non concorrenza al reddito di lavoro dipendente trova applicazione anche qualora l’abbonamento per il trasporto pubblico sia destinato a un familiare del dipendente a condizione che risulti fiscalmente a carico di quest’ultimo.

Tutto questo però è possibile solo se l’abbonamento al trasporto pubblico è offerto alla generalità dei lavoratori dipendenti o a categorie di dipendenti. Se, al contrario, fosse messo a disposizione solo di taluni lavoratori dipendenti, si configurerebbe un fringe benefit rilevante ai fini della formazione del reddito di lavoro dipendente.

Detrazioni del 19% sui buoni TPL

Con la nuova legge è riconosciuta una detrazione dal reddito complessivo IRPEF, pari al 19% dell’ammontare delle spese sostenute per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale o interregionale (quindi treni tra cui l’alta velocità, metropolitane, tram, autobus e trasporti autostradali), fino ad un importo annuale non superiore a 250 euro: il risparmio massimo per ogni anno sarà quindi pari a 47,50 euro attraverso la detrazione sul 730 o unico.

Il risparmio diventa invece molto più significativo per i cosiddetti buoni TPL (Trasporto Pubblico Locale); tramite disposizioni contrattuali o anche semplici accordi o regolamenti aziendali, il rimborso o il pagamento delle spese di abbonamento ai trasporti dei dipendenti può essere fatto direttamente dal datore di lavoro.

Il risparmio per il dipendente, in questo secondo caso, non prevede limiti e tetti di spesa; ad esempio se ha un abbonamento “treni regionali e mezzi urbani” oppure due abbonamenti separati (uno per il Frecciarossa e l’altro per i trasporti urbani), per un importo di 100 euro mensili, potrà risparmiare, se rimborsato dal datore, 1.200 euro l’anno.

Le tipologie di biglietto escluse dalle agevolazioni

Attenzione, però, fuori da questo sistema di welfare restano i titoli di viaggio che abbiano una durata oraria, anche se superiore a quella giornaliera, quali ad esempio i biglietti a tempo che durano 72 ore, e le cosiddette carte di trasporto integrate che includono anche servizi ulteriori rispetto a quelli di trasporto quali, ad esempio, le carte turistiche che oltre all'utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici consentono l’ingresso a musei o spettacoli.

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