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Fringe benefit, quali sono e le norme che li regolano

I benefit più diffusi sono l’auto, lo smartphone e il pc. I più utilizzati e conosciuti sono i ticket per il buono pasto. Ma negli ultimi anni, complice la divulgazione sempre più capillare del welfare aziendale, il ventaglio delle offerte si è ampliato. Sono i fringe benefit, espressione tradotta in italiano come “benefici accessori”, che rientrano cioè in una particolare tipologia di retribuzione prevista dall’articolo 2099 comma 3 del codice civile. Tale normativa prevede infatti che un collaboratore possa essere retribuito anche con soluzioni alternative al reddito.

Si considerano benefici di questo genere beni e servizi dedicati al dipendente come:

  • assistenza sanitaria;
  • polizze assicurative;
  • finanziamenti agevolati;
  • acquisti di azioni societarie (le cosiddette Stock option);
  • alloggi che vengono messi a disposizione del dipendente e della famiglia.

 

Benefit del welfare aziendale assegnati in modalità diverse

Soprattutto per quanto riguarda l’auto, il fringe benefit può essere utilizzato dai dipendenti cui è stato assegnato in tre differenti modalità:

  • uso nell’esclusivo interesse dell’azienda;
  • uso nell’interesse dell’azienda e del dipendente;
  • uso nell’esclusivo interesse del dipendente.

Fatta eccezione per i buoni pasto, che il cui valore è variabile e sono totalmente a carico dell’azienda, per le altre tipologie di benefit il datore di lavoro può richiedere un contributo al collaboratore. Nel caso in cui la spesa non sia totalmente a carico dell’impresa il benefit non scatta in automatico né è obbligatorio ma frutto di un accordo tra dipendente e aziende. Il contributo richiesto al dipendente può cambiare a seconda dell'uso (aziendale o personale) del benefit.

 

I buoni pasto esentasse

La tassazione è specifica per ogni benefit del welfare aziendale anche in funzione dell’uso dello stesso. Fino al valore di €5.29 per i buoni pasto cartacei e € 7.00 per il servizio buono pasto elettronico è prevista esenzione da oneri fiscali e previdenziali. Questo vuol dire che è un benefit che non concorre a determinare i contributi e dunque non fa aumentare le trattenute a carico in busta paga.

 

Per la fiscalità agevolata, i Fringe Benefit non si possono sommare ai buoni per l’acquisto di beni fisici

Sulla carta non c’è un limite all’erogazione di fringe benefit, anche se ovviamente bisogna fare i conti con la tassazione. L’Agenzia delle Entrate a inizio 2018 ha sancito l’impossibilità di godere della fiscalità agevolata prevista per i beni e i servizi definiti dall’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) nel caso in cui il dipendente utilizzi contemporaneamente fringe benefit e buoni per l’acquisto di beni fisici per un valore superiore al tetto massimo stabilito di 258, 23 euro. Al di sotto di tale somma invece il Tuir stabilisce che non concorre a formare reddito da lavoro dipendente il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati con qualsiasi modalità. Quindi sia attraverso buoni acquisto sia tramite fringe benefit.

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