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Glossario del welfare aziendale

Il welfare aziendale offre molte possibilità, ma non è facile orientarsi dentro questa varietà. Per chi vuole saperne di più su come funzionano la previdenza complementare o su che cosa sono i voucher, su quali regole si applicano ai benefit e che cosa li distingue dai bonus in busta paga, ecco un glossario per orientarsi meglio nel mondo del welfare aziendale.

Agevolazioni fiscali: quando lo Stato elimina o alleggerisce gli oneri fiscali normalmente dovuti dal contribuente, si parla di agevolazioni fiscali. Nel caso specifico del welfare aziendale, le agevolazioni fiscali abbondano. Esiste, per esempio, una detassazione totale per i beni e servizi erogati all’interno del welfare aziendale contrattuale. Tra le forme di welfare aziendale completamente detassato rientrano per esempio le spese scolastiche dei figli. Altre forme di agevolazione fiscale riguardano l’applicazione di una tassazione più bassa, un’imposta sostitutiva pari al 10 per cento.

Assistenza sanitaria integrativa: è un’assicurazione sanitaria, privata, che va a integrare i servizi sanitari già forniti dal sistema sanitario nazionale. Ogni cittadino che ne abbia il desiderio e la disponibilità economica può sottoscrivere una polizza sanitaria integrativa per se stesso e per i propri famigliari. L’assistenza sanitaria integrativa è anche una delle forme di welfare aziendale più apprezzato dai dipendenti.

Benefit: i benefit sono tutti quei servizi e bonus extra che un dipendente riceve dall’azienda. Il termine benefit include ad esempio sia il bonus in busta paga sia un servizio di welfare aziendale. I fringe benefit invece sono i benefit riservati ai dipendenti di fascia più alta. Esempi tipici di benefit sono i voucher, i buoni benzina o altre forme di finanziamento ai trasporti, oppure il sostegno alla previdenza complementare. Altro fringe benfit piuttosto diffuso è l’auto aziendale.

Bonus in busta paga: il bonus in busta paga è spesso erroneamente confuso con il welfare aziendale. In realtà è una forma diversa di aiuto al dipendente, dal momento che il bonus rappresenta denaro che può essere speso liberamente o risparmiato. I voucher legati al welfare devono invece essere spesi con strutture convenzionate e per servizi definibili appunto come welfare, ad esempio legati a sanità, istruzione o famiglia. C’è anche una differenza fiscale: mentre il welfare aziendale è esentasse, il bonus monetario in busta paga è tassato al 10%.

Car sharing: si parla di “car sharing” per riferirsi ai vari servizi che prevedono la condivisione di automobile. C’è un parco macchine a cui gli aventi diritto possono accedere, in genere pagando un abbonamento, per utilizzarle quando hanno bisogno di un’autovettura. Negli ultimi anni si sono molto diffusi, nelle grandi città, i servizi di car sharing ad abbonamento, che spesso funzionano attraverso delle app. Le aziende però possono fornire servizi di car sharing per i propri dipendenti nell’ottica del welfare aziendale, creando un parco macchine aziendale. Inoltre l’abbonamento ai servizi di car sharing pubblici può essere finanziato con i fondi per il welfare aziendale.

Conto welfare: le aziende possono stabilire dei veri e propri “conti welfare” per i propri dipendenti. Significa che ogni dipendente ha un conto, cui può accedere online, dove riceve un budget da spendere in welfare aziendale, che poi può decidere di spendere selezionando benefit e servizi in base alle proprie esigenze.

Flexible benefit: si parla di “flexible benefit”, o “benefit flessibili”, quando il dipendente può usufruire liberamente, in modo personalizzato e flessibile, di un paniere di benefit. L’azienda assegna un budget di spesa e il dipendente decide come e dove impiegarlo, in base alle proprie esigenze personali e familiari. Corsi di lingua e formazione, abbonamenti ai trasporti e la sottoscrizione di polizze sanitarie sono tutti elementi che possono rientrare nella scelta di flexible benefit.

Imposta sostitutiva: è un’imposta che, come suggerisce il nome, ne sostituisce un’altra o che sostituisce un insieme di altre imposte, che si tratti dell’Irpef o di altre tasse. Un classico esempio di imposta sostitutiva è quella che si applica al regime de minimi: in questo caso l'aliquota dell'imposta sostitutiva è del 20 per cento e va a coprire ogni altra imposta sul reddito.

Irpef: l’acronimo sta per “imposta sul reddito delle persone fisiche”. È un'imposta progressiva che i cittadini pagano in base al loro reddito. Per calcolare l’Irpef si utilizzano aliquote, o scaglioni di reddito. L’aliquota più bassa si applica a chi guadagna fino a 15 mila euro annui: in quel caso l’Irpef è del 23 per cento. L’aliquota più alta si applica a chi guadagna più di 75 mila euro annui ed è pari al 43 per cento.

Premio risultato: detto anche “premio di produzione”, il premio di risultato è una forma di retribuzione extra, che può variare in quantità, che le aziende erogano a favore dei dipendenti. Rappresenta un “in più” rispetto alle tabelle retributive. Può essere erogato in base ai contratti collettivi nazionali o in base a un accordo aziendale di secondo livello.

Previdenza complementare: la previdenza complementare è un sistema previdenziale privato che va ad aggiungersi a quello pubblico. Ne fanno parte i piani di risparmio e accumulo aperti dai lavoratori presso le casse previdenziali private e di categoria. L’obiettivo di chi versa fondi a un istituto di previdenza complementare è usufruire di entrate incrementali al momento del pensionamento.

Smart working: lo smart working, o lavoro agile, indica quell'insieme di pratiche che consentono al lavoratore di svolgere i suoi compiti lontano dall'ufficio, ad esempio da casa o da altri luoghi grazie a connessioni da remoto, attraverso tecnologie come lo smartphone e il cloud. Le politiche di smart working aumentano l'attrattività di una azienda.

Tassazione ordinaria: la tassazione ordinaria avviene quando viene applicato un regime fiscale ordinario al reddito da lavoro dipendente. In pratica, si tratta di applicare l’Irpef secondo le aliquote, o scaglioni di reddito, previste dalla legge, senza alcuna modifica o vantaggi particolari.

Tassazione separata: ad alcuni redditi viene applicata una tassazione separata, ovvero si calcola l’imposta in misura diversa dagli altri redditi. Si tratta di redditi di formazione pluriennale: dunque, pur assumendo rilevanza fiscale al momento in cui sono percepiti, si formano nel corso di uno o più periodi d’imposta. Tra i redditi cui si applica la tassazione separata, c’è il Tfr.

Tfr: il trattamento di fine rapporto, o Tfr, è una quota della retribuzione differita maturata dal dipendente fino alla conclusione del rapporto di lavoro. È, insomma, la vecchia liquidazione. I dipendenti hanno tre opzioni. Primo, possono riscuoterla al termine del rapporto di lavoro, proprio come accadeva con la “vecchia” liquidazione. Secondo, possono farsi accreditare il Tfr mensilmente assieme allo stipendio, in busta paga. Terzo, possono destinare il Tfr a forme di previdenza complementare.

Voucher: il voucher è uno dei molti strumenti attraverso cui il welfare aziendale può essere erogato. Si tratta di buoni di acquisto cartacei o elettronici forniti dall’azienda che il dipendente potrà spendere presso fornitori di servizi convenzionati.

Welfare: per welfare si intende tutto il sistema con cui si garantiscono alle persone i servizi considerati essenziali per proteggerli dai rischi e dai bisogni della società. Il welfare pubblico, fornito dagli Stati o dagli Enti locali, generalmente coinvolge la previdenza, la sanità, il lavoro, l’assistenza sociale, l’istruzione, le politiche per la casa. Il welfare aziendale è quello erogato dalle aziende. Alcuni parlano anche di welfare familiare, dal momento che in società come quella italiana la famiglia allargata svolge un ruolo importante nella gestione di bambini, anziani e malati, nonché di aiuto ai giovani.

Welfare aziendale: il welfare aziendale è quella forma di welfare erogato dalle aziende a favore dei dipendenti. Comprende servizi e benefit, quali buoni pasto, asili nido e assistenza integrativa, ma anche buoni acquisto per tempo libero, cultura e sanità, nonché borse di studio, buoni benzina e forme di finanziamento al trasporto pubblico. Esistono importanti agevolazioni fiscali per il welfare aziendale, introdotte dalla Legge di Stabilità 2016.

Welfare aziendale obbligatorio: il welfare aziendale si dice “obbligatorio” quando le aziende sono vincolate da un contratto nazionale o in alternativa da un accordo sindacale a fornire determinati servizi di welfare ai dipendenti.

Welfare aziendale volontario: il welfare aziendale è “volontario” quando i servizi e benefit vengono offerti dalle aziende indipendentemente da eventuali accordi sindacali o da quanto previsto dai contratti nazionali. Per le aziende il welfare aziendale volontario è uno strumento per attirare e fidelizzare i dipendenti. Per il welfare aziendale volontario c’è una deducibilità limitata.

Work-life balance: questo termine, usato per la prima volta in Gran Bretagna negli anni Settanta, indica un sistema di bilanciamento dei tempi tra la vita privata e il lavoro. Un’attenzione al work-life balance non è soltanto nell’interesse dei dipendenti. Le aziende che riescono a organizzare i carichi lavorativi nel rispetto delle esigenze personali dei loro dipendenti ottengono migliori risultati di produttività e sono più attraenti per il personale meglio qualificato.

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