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Incrementare il welfare aziendale su base volontaria. Quando a scegliere è il dipendente

Una spinta decisiva per favorire il welfare aziendale comincia ad arrivare anche dal dipendente. Se finora siamo stati abituati a vedere soprattutto le imprese che, grazie ai benefici fiscali, hanno incoraggiato l’erogazione di benefit e prestazioni di vario genere nei confronti dei collaboratori e dei loro familiari, ora iniziano a verificarsi situazioni in cui il dipendente - su base volontaria - può scegliere di aumentare la quota destinata al welfare aziendale per ottenere ancora più vantaggi economici e far salire così il suo potere d’acquisto al di là della retribuzione e della busta paga.

 

L’esempio Fca e Cnh Industrial

È il caso, per esempio, dell’accordo appena siglato con i gruppi Fca e Cnh industrial dalle organizzazioni sindacali Fim, Uilm, FisMic, Uglm, Aqcfr per il piano di welfare aziendale 2018. L’intesa prevede l’aumento del contributo a carico delle aziende e, più in generale, condizioni maggiormente favorevoli per i dipendenti rispetto all’accordo dell’anno scorso a cui avevano aderito quasi in 29.288, facendo del piano welfare di Fca e di Cnh Industrial il primo in Italia per numero di adesioni.
Principale novità del nuovo accordo è la possibilità per i dipendenti, a partire da quest’anno, di incrementare la quota dei premi aziendali percepiti sotto forma di welfare aziendale. In pratica, chi aderirà su base volontaria avrà maggiori possibilità di incrementare la quantità di salario destinata al sistema di welfare: da una soglia minima di 400 euro a un tetto massimo di 1.500. Sono previste anche altre quattro frazioni intermedie rispettivamente da 700, 800, 1.100 e 1.200 euro.
In particolare si potrà utilizzare parte dell’incentivo di produttività (quota minima 400 euro, media 800, massima 1.200 euro) e del premio di efficienza (300 euro). Anche il datore di lavoro darà il suo contributo, visto che nell’accordo è previsto un aumento delle quote salariali che FCA e CNH Industrial verseranno a vantaggio di chi ha aderito: in particolare la quota di contributo aziendale del 5% viene mantenuta sui primi 400 euro, mentre sui versamenti superiori a 400 euro salirà al 10%.

 

Il vantaggio economico per i dipendenti che aderiscono

Effettuando un calcolo complessivo tra i benefici della detassazione, della decontribuzione e della quota aggiuntiva aziendale, il collaboratore potrà ottenere un vantaggio economico quantificabile da un minimo di 96 euro (per la quota minima di 400 euro) a un massimo di 415 euro (per la quota di 1.500 euro). Il 28 febbraio è la data entro la quale il dipendente deve effettuare la scelta. Dal 1° maggio al 30 settembre però è stata prevista una finestra temporale in cui è possibile tornare indietro e revocare l’adesione per chi preferisse ricevere in busta paga una cifra inferiore a quella prevista per beni e servizi di welfare aziendale.

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