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Come valutare i risultati dell’investimento sul welfare aziendale

Tra gli effetti positivi del welfare aziendale c’è anche quello di migliorare la produttività all’interno delle aziende che lo adottano. Questo accade perché le persone felici sono anche più produttive. È un dato intuitivo, risaputo tra i manager d’azienda e i responsabili delle risorse umane. Ma è anche un’idea che ha una sua base scientifica.

In uno studio degli economisti dell’Università di Warwick, nel Regno Unito, sono state confrontate le prestazioni nella risoluzione di alcuni test matematici da parte di persone di umore “normale” e altre messe in condizioni di essere felici. Quest’ultimi ottenevano risultati migliori. I ricercatori hanno calcolato che la felicità garantisce un aumento della produttività del 12% rispetto a un umore “normale”, mentre l’infelicità peggiora le prestazioni del 10%. «Sembra che le emozioni positive rinvigoriscano gli esseri umani» concludono i ricercatori.

Questo legame anche scientifico tra felicità e produttività può essere concretizzato e valutato a livello aziendale. Un’impresa che intende introdurre iniziative di sostegno ai dipendenti oggi ha a disposizione anche strumenti per misurare i risultati prodotti dalle misure di welfare.

 

Definire gli obiettivi del Piano di Welfare

Alcune società di consulenza hanno iniziato a costruire modelli per misurare il ritorno sull’investimento (Roi) delle iniziative di welfare aziendale e oggi ad occuparsene c’è anche il neonato Welfare Benefit Return (WBR) Lab, frutto di una collaborazione fra l’Università Milano-Bicocca e Valore Welfare, società specializzata nella consulenza per la costruzione e l’implementazione di piani di welfare aziendale. Il laboratorio ha dato vita a una metodologia ad hoc per la valutazione del Roi. La metodologia parte dalla definizione degli obiettivi del piano di sostegno ai dipendenti, da declinare in termini di indicatori chiave di prestazione (Kpi, dall’inglese Key Performance Indicator). Se ben costruiti questi indicatori permettono di monitorare l’andamento dei processi aziendali.

Definiti gli obiettivi, il secondo passaggio consiste nell’individuare, anche in base alle risorse economiche a disposizione, le iniziative di welfare aziendale più adatte a raggiungerli, scegliendo direttamente all’interno dell’ampio paniere di misure rese possibili dalla legge o affidando ai dipendenti la scelta, anche personalizzata, dei servizi più utili.

Avviato il piano di welfare è possibile valutare i risultati. Le Kpi possono offrire indicatori gestionali qualitativi e quantitativi, come l’efficienza, la qualità, il livello di servizio offerto. I più tradizionali parametri finanziari, come l’Ebitda o il Mol, mostrano in che modo il miglioramento delle Kpi impatta sulle performance economiche dell’azienda. Ci sono poi parametri meno facili da misurare ma comunque da tenere in conto – ad esempio il clima aziendale o la responsabilità sociale dell’impresa – che solitamente migliorano grazie ai piani di welfare per i dipendenti.

L’importante, spiegano gli esperti, è concepire ogni intervento di welfare aziendale come un vero e proprio investimento, ricordandosi che il capitale umano è fondamentale per creare innovazione e accrescere nel tempo il vantaggio competitivo di un’organizzazione.

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