Welfare Edenred

La storia del welfare aziendale

Per quanto concetti come il welfare aziendale o i benefit possano sembrare idee recenti, in realtà le iniziative sociali delle imprese hanno una storia molto antica, che inizia molto prima della celebre storia dell’Olivetti degli anni Cinquanta. Ci sono casi di progetti di aiuto ai dipendenti che precedono addirittura la rivoluzione industriale.

Anche in Italia, dove già nella seconda metà del Settecento re Carlo di Borbone, sovrano dei regni di Napoli e di Sicilia, scopriva i vantaggi degli interventi a favore dei dipendenti della Real Colonia di San Leucio, una seteria fatta costruire vicino a Caserta: ai dipendenti veniva assegnata un’abitazione all’interno della colonia ed era offerta l’istruzione gratuita per i figli.

Esperienze di frontiera che si moltiplicano nell’Ottocento. Con la rivoluzione industriale una larga fetta della popolazione si trasferisce dalle campagne alle città per andare a lavorare nelle fabbriche e con questo spostamento si perde il tradizionale sistema di sostegno familiare tipico delle campagne. I grandi imprenditori del tessile, settore trainante per l’economia nazionale, sentono l’esigenza sociale di intervenire a ricreare una rete di aiuto con l’obiettivo di migliorare il benessere dei propri dipendenti. Sono gli anni dei “villaggi operai”, tra i quali il celebre Crespi d’Adda, dove vengono messi a disposizione degli addetti le strutture di riferimento sociale come la casa, la scuola, la chiesa, i luoghi dello svago.

Dopo la “pausa” del fascismo, che ha provato a centralizzare e statalizzare le iniziative a favore degli operai con iniziative come l’Opera nazionale dopolavoro, nata per organizzare il loro tempo libero, nel Secondo Dopoguerra l’Italia conosce uno delle più illuminate avanguardie del welfare aziendale in forma moderna. A Ivrea, Adriano Olivetti consolida e organizza l’assistenza ai dipendenti in tutti gli aspetti della vita. A partire dal 1945 Olivetti istituisce una serie di servizi e benefit che spaziano dagli asili nido alle biblioteche, dai servizi di ristorazione agli ambulatori medici. L’azienda dedica una particolare attenzione al sostegno della maternità e dell’infanzia, favorendo l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro: in quegli anni una grande novità.

Un altro punto cardine del welfare aziendale di Olivetti è l’istruzione professionale dei dipendenti, attraverso un centro di formazione per i meccanici. Non manca l’attenzione agli aspetti più ricreativi della vita dei dipendenti, ad esempio con i gruppi sportivi. Tra le idee nuove di Olivetti c’è quella del Consiglio di gestione, che coinvolge direttamente i dipendenti nelle scelte sulla gestione dell’azienda e ovviamente sui piani di welfare per il benessere dei dipendenti. Un approccio che si traduce in una forza lavoro più serena, produttiva e fidelizzata.

L’imprenditore di Ivrea è il massimo rappresentante di uno spirito che inizia a essere molto diffuso negli anni del miracolo economico italiano. C’è l’Eni di Enrico Mattei con il suo villaggio costruito per i dipendenti a Borca di Cadore in provincia di Belluno. C’è la Larderello di Aldo Fascetti, che mette la vita dei dipendenti al centro delle strategie d’impresa.

Mentre le aziende intensificano i propri interventi di sostegno ai dipendenti, lo Stato allarga sempre più il suo sistema di welfare pubblico. Tanto che negli anni Sessanta e Settanta l’espansione dell’iniziativa pubblica, soprattutto in ambito assistenziale e previdenziale, è così forte da rendere meno necessario il welfare aziendale, che tende a diventare un’esperienza marginale nelle imprese italiane.

Il welfare si risolleva però a partire dagli anni Ottanta in una forma nuova, importata in Italia dalle grandi multinazionali americane: sono i piani di fringe benefit per i dipendenti. Da un lato si diffondono programmi di assistenza e previdenza costruiti dalle aziende, dall’altro arrivano forme di retribuzione indiretta ancora sconosciute, come le stock options o le auto aziendali. Sono però iniziative che riguardano solo i dirigenti e i dipendenti più qualificati.

Anche nell’Italia degli anni Duemila ci sono però aziende che sperimentano forme nuove di sostegno ai dipendenti. Come Luxottica che nel 2009, nel pieno della grandi crisi mondiale, costruisce il suo Sistema Welfare. Tra le iniziative introdotte con il Protocollo concordato con i sindacati nel 2009, borse di studio e corsi di orientamento professionale per i figli dei dipendenti, accordi con le catene di supermercati e negozi per gli acquisti, convenzioni con centri sanitari e odontoiatrici, aiuti per l'uso dei mezzi di trasporto, assistenza sociale di sostegno riservata a famiglie con problemi di portatori di handicap, di tossicodipendenze, di anziani da assistere. Una modalità che anticipa di poco la tendenza degli ultimi anni, con molte aziende che si stanno impegnando in iniziative di welfare aziendali nuove, che vanno dal sostegno alla genitorialità a piani di formazione personale e professionale.

Dietro la crescita degli ultimi anni del welfare aziendale in Italia c’è la spinta forte degli sgravi fiscali introdotti con la legge di Stabilità 2016 e ampliati con la legge di Stabilità 2017. La possibilità di abbattere il carico fiscale e nello stesso tempo ampliare le iniziative di sostegno ai dipendenti, ha convinto a muoversi migliaia di aziende anche di dimensioni medie e piccole. Nel solo 2016, secondo il Welfare Index Pmi, è raddoppiata dal 9,8 al 18,3% la quota di Pmi italiane che propone iniziative di welfare aziendale.

Altre notizie dal mondo Welfare Aziendale...