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Qual è il quadro normativo del welfare aziendale?

Il Testo unico delle imposte sui redditi, il cosiddetto Tuir entrato in vigore nel 1986, rappresenta ancora oggi il principale quadro normativo per quanto riguarda i servizi e gli strumenti di welfare aziendale. In particolare sono due le sezioni del testo che fissano le regole per il sostegno delle aziende ai loro dipendenti. La prima è il Capo IV, dove gli articoli 49, 50, 51 e 52 danno l’inquadratura normativa al reddito da lavoro dipendente. La seconda è l’articolo 100, che definisce il reddito delle imprese. La legge di Stabilità 2016 ha modificato il Tuir dando un’ulteriore spinta ai piani di sostegno ai dipendenti delle aziende italiane e ha introdotto i voucher, ossia documenti di legittimazione sia cartacei sia elettronici, per erogare beni, prestazioni, opere e servizi ai dipendenti.

Fino al 2016 la detassazione dei servizi che l’azienda mette a disposizione dei dipendenti era limitata alle iniziative introdotte volontariamente dall’impresa e che quindi non la impegnavano nei confronti dei dipendenti. La modifica della “lettera f” del secondo comma dell’articolo 51 del Tuir ha superato questo criterio. L’eliminazione del vincolo della volontarietà ha allargato la detassazione anche ai servizi di welfare previsti dai contratti nazionali e dai regolamenti aziendali negoziati tra l’impresa e i sindacati. Dal 2017 sono stati inclusi anche gli accordi territoriali o interconfederali.

Secondo l’articolo 12 del Tuir i benefit possono essere a beneficio dei dipendenti ma anche dei loro familiari. Per familiari si intendono il coniuge non legalmente ed effettivamente separato, i figli, compresi quelli adottati o affidati, ma anche genitori, suoceri e fratelli e sorelle.

Le modifiche alle lettere f-bis e f-ter, sempre portate dalla legge di Stabilità, hanno introdotto altre importanti novità. La prima è l’allargamento dei benefici goduti dal dipendente o dai suoi familiari ai “servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari”. La seconda è l’inclusione anche delle somme e delle prestazioni che riguardano “servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti”.

Prima della legge di Stabilità 2016, infatti, il vantaggio fiscale era limitato ai contributi previdenziali e di assistenza sanitaria, alle spese per la mensa e i pasti, a quelle per il trasporto e la mobilità e alle somme e i servizi per asili nido, colonie estive e borse di studio. Ora è stato allargato anche ad altri servizi per l’infanzia, comprese le scuole, i servizi di pre-scuola e post-scuola fino alle spese per la baby sitter, come chiarito dalla circolare 28/E del 2016 dell’Agenzia delle Entrate, che definisce in maniera dettagliata gli ambiti entro i quali si può parlare di welfare aziendale.

La norma prevede che le opere e i servizi possono essere erogati e messi a disposizione dei dipendenti in modo diretto da parte del datore di lavoro oppure ricorrendo a strutture esterne, ma a condizione che il dipendente non sia coinvolto e resti estraneo al rapporto economico che intercorre tra l'azienda e l'erogatore del servizio. È infatti esplicitamente vietata l'erogazione di somme di denaro dirette dall'azienda al dipendente a titolo di rimborso spese anche se documentate e per servizi e opere aventi le medesime finalità citate.

Al comma 3-bis dell’articolo 51 del Tuir si introduce poi la possibilità del pagamento tramite voucher:  “L’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi da parte del datore di lavoro può avvenire mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale" spiega il legislatore. I voucher non possono avere un valore superiore a 258,23 euro se utilizzati come fringe benefit, ad esempio per l’acquisto della benzina, mentre non sono previsti limiti per altre categorie di servizi, come la scuola o la sanità.

Per quanto riguarda i redditi delle società, il comma 1 dell’articolo 100 del Tuir, cui fa riferimento la normativa sul welfare, mette un paletto. Prevede che per l’impresa siano deducibili fino al 5 per mille (lo 0,5%) dell’ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente “le spese relative ad opere o servizi utilizzabili dalla generalità dei dipendenti o categorie di dipendenti volontariamente sostenute per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto”. Dal momento che la legge fissa il limite del 5 per mille ai soli servizi “volontariamente sostenuti” dall’impresa, in realtà l'azienda ha diritto alla integrale deducibilità se quelle opere o servizi sono offerti nell’ambito di un accordo vincolante per l’impresa. Come ad esempio nel caso di un’intesa sindacale.

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