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Smart working per rilanciare la produttività

Una gestione più elastica dei tempi e dei luoghi di lavoro aumenta la produttività dei dipendenti, taglia diverse voci di costo, favorisce il crollo dell’assenteismo e migliora il clima aziendale. A dirlo sono i numeri dell’ultimo Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui condizioni di lavoro più “smart” genererebbero un aumento della produttività del 15-20%. Lo sanno bene le aziende che hanno già scelto, all’interno di un paniere di servizi di welfare aziendale, di concedere ai propri collaboratori la possibilità di gestire con maggiore autonomia tempi e spazi di lavoro.

Diversi studi condotti da parte di atenei e istituti di ricerca concordano sugli effetti positivi di scelte simili. Uno dei più recenti è quello del centro Carlo F. Dondena per la Ricerca sulle dinamiche sociali dell’Università Bocconi. Si tratta del progetto E.L.E.N.A., che ha avuto come co-finanziatori la Commissione europea e il dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio. Il test è stato effettuato presso l’Acea, la partecipata del Comune di Roma che gestisce acqua ed energia, su un campione composto da due gruppi di 150 dipendenti ciascuno. A uno è stato permesso di scegliere in libertà dove lavorare per un giorno alla settimana. L’altro, il cosiddetto “gruppo di controllo”, ha continuato a svolgere le proprie mansioni negli orari e nei luoghi prestabiliti. Gli esiti? A dir poco incoraggianti. A nove mesi dall’esperimento, la produttività dei dipendenti che avevano adottato forme di smart working è aumentata del 3-4%. Non solo. L’assenteismo si è ridotto sensibilmente: gli “smart worker” hanno rinunciato complessivamente a permessi straordinari per un totale che va da 1,2 a 4,8 giorni all’anno.

Alcune ricerche sono anche più ottimiste. Per esempio, l’istituto londinese Cipd arriva ad affermare che lo smart working potrebbe migliorare fino al 56% il rendimento di chi lavora. Un incremento della produttività che potrebbe avere un beneficio per l’intero sistema-Paese. Lo conferma sempre l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano secondo cui se lo smart working si estendesse almeno al 70% della platea potenziale in Italia (circa 5 milioni di persone), ci sarebbe un incremento della produttività quantificabile in 13,7 miliardi di euro. È proprio per la produttività che anche le piccole aziende stanno decidendo di aprirsi al lavoro agile. Se è vero che solo 7 PMI su 100 in Italia hanno lanciato iniziative di smart working, la maggior parte (il 67%) di quelle che intendono avviare progetti di smart working ha come obiettivo il miglioramento della produttività e della qualità del lavoro.

Se la produttività aumenta, però, il vantaggio non è solo dell’azienda, ma anche del dipendente. Alcune ricerche ipotizzano che più si diventa produttivi, più aumentano le possibilità di avere, in prospettiva, un reddito più alto. Uno studio dell’Università del Kent, nel Regno Unito, sostiene che la flessibilità aumenta le possibilità di accrescere il proprio reddito in nome della maggiore produttività garantita. Una prospettiva auspicata più dagli uomini, mentre le donne vedono nello smart working una preziosa occasione per ottenere un maggiore work-life balance, ovvero un equilibrio tra vita privata e lavorativa.

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