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Tutti i benefit aziendali per i tragitto casa-lavoro

Una delle esigenze più spesso condivisa da tutti (o quasi) i dipendenti di un’azienda è quella di una soluzione comoda ed economica per andare da casa al lavoro e viceversa. C’è chi può muoversi a piedi o in bicicletta, ma solitamente si tratta di una minoranza.

La maggior parte dei dipendenti è invece costretta a spostarsi in auto o in motorino oppure con i mezzi pubblici. Tutte soluzioni che hanno un costo, con una spesa che si ripete quotidianamente e che può essere finanziata dall'azienda nell'ambito di un piano di welfare aziendale, con soluzioni che vanno dai buoni benzina agli abbonamenti al trasporto pubblico.

 

Buoni carburante

I buoni per l’acquisto di carburante sono il sistema più adatto a chi va al lavoro con un mezzo proprio, a due o quattro ruote. Assimilabili a fringe benefit, i buoni benzina rispondono alle indicazioni contenute al comma 2 dell'articolo 51 della legge di Stabilità 2016.
L’utilizzo è simile a quelli dei buoni pasto ma, a differenza di altre tipologie di voucher,  i
buoni carburante si possono accumulare e integrare con contante da parte del dipendente, che può utilizzarli in diverse tranche.

La soglia esentasse è di 258,23 euro per periodo d'imposta. Dal punto di vista fiscale, in quanto inclusi nel welfare aziendale, sono esenti da imposizione Irpef e non vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi annuale.

 

Abbonamenti trasporto pubblico locale

Per chi invece va a lavorare utilizzando i mezzi pubblici, come il treno, l’autobus, il tram o la metropolitana, il datore di lavoro può offrire come strumento di welfare aziendale il rimborso dell’abbonamento al trasporto pubblico.

Grazie alle modifiche 2018 della normativa sul welfare aziendale che era stata introdotta con la legge di Stabilità 2016, il finanziamento degli abbonamenti non si limita a quello del dipendente. L’esclusione dal reddito di lavoro vale infatti per gli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari.

È una novità importante: prima di questa norma, per essere esentasse gli abbonamenti al trasporto pubblico dovevano essere esplicitamente collegati allo spostamento casa-azienda. Non potevano essere utilizzati in altri orari o in altre tratte, a meno di non prevedere una specifica integrazione: l’integrazione poteva comunque essere finanziata anche dall'azienda, ma facendo riferimento alle norme sui fringe-benefit, con il tetto di 258,23 euro.

 

Mobilità condivisa come benefit aziendale e l’attenzione all'ambiente

Finanziando gli abbonamenti al trasporto pubblico l’azienda ottiene risultati importanti anche sul fronte dell’impegno per l’ambiente con opzioni di spostamento più ecologiche e, al tempo stesso, porta avanti un piano di welfare aziendale che contribuisce ad aumentare la soddisfazione dei dipendenti.

Se i buoni benzina e il rimborso dell’abbonamento al trasporto pubblico costituiscono le due tipologie principali con cui il welfare aziendale sostiene gli spostamenti dei dipendenti, si stanno facendo spazio anche nuovi modelli di mobilità.

Possono rientrare nel welfare aziendale anche, ad esempio, la fornitura di servizi di car sharing, così come anche il car pooling, i due nuovi pilastri della mobilità condivisa.

Bisogna ricordare, inoltre, che trattandosi di welfare aziendale anche le iniziative per la mobilità dei dipendenti sono esentasse. Le leggi di Stabilità degli ultimi tre anni stabiliscono infatti che le aziende possono far rientrare tra i servizi detassati diversi strumenti che corrispondono a modalità differenti di trasporto.

Scegliere una strada invece che un'altra dipende dalle esigenze dei lavoratori e dalle politiche ambientali di ogni azienda, senza però dimenticare la questione dei tetti imposti dalle leggi dello Stato.

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