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Auto aziendale ad uso promiscuo: vantaggi e tassazione

Uno dei fringe benefit più popolari tra i dipendenti italiani è la macchina aziendale a uso promiscuo. Si parla di uso promiscuo perché questo benefit “mescola” (in latino promiscuus deriva da miscere, cioè mischiare) l’uso personale e quello lavorativo dell’auto.

Che l’auto aziendale sia molto apprezzata è facile da intuire e il motivo è semplice:  il dipendente ha a disposizione un’automobile - utilizzabile sia per lavoro che per la vita privata -  senza doverne sostenere né i costi di acquisizione (acquisto diretto, noleggio o canone di leasing) né quelli di gestione (come l’assicurazione, il bollo auto, la manutenzione e, in alcuni casi, anche il carburante perché in possesso dei buoni benzina). Queste spese restano a carico dell’impresa che concede il benefit in cambio di importanti agevolazioni. Anche per il  dipendente la  convenienza è evidente, ma non si tratta comunque di un vantaggio del tutto gratuito.

Come stabilito dal Testo unico delle imposte sui redditi, anche il benefit aziendale dell’auto a uso promiscuo contribuisce a determinare il reddito di un dipendente, che quindi deve pagarci le tasse. La tassazione dell’auto aziendale a uso promiscuo è forfettaria.


Fringe benefit auto ad uso promiscuo, come calcolare la tassazione

Per calcolare il reddito imponibile che deriva dall'uso dell’auto ci si basa sulle tabelle chilometriche dell’Aci: è considerato reddito del dipendente il 30% del costo che deriva dal percorrere 15mila chilometri in un anno con quel determinato tipo di automobile.

Su queste tabelle, pubblicate in Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre di ogni anno, sono indicati i valori per tutte le vetture sul mercato, suddivise a seconda della tipologia, della motorizzazione e dell’essere o meno in produzione.

Prendiamo per esempio una tipica auto aziendale, l’Alfa Romeo Giulietta 1.4 T Multiair a benzina da 150 cavalli. Secondo la tabella Aci sui fringe benefit 2017 il costo per chilometro per quest’auto è di 52,06 centesimi, che moltiplicati per 15mila chilometri fanno 7.809 euro. Di questi il 30%, cioè 2.342,64 euro, è considerato reddito del dipendente. Questo reddito, spalmato sui 12 mesi dell’anno, si traduce in 195,22 euro al mese che il dipendente si trova in busta paga e sui quali paga l’Irpef con l’aliquota basata sul reddito complessivo dell’anno.

Perché si è decisa quella soglia del 30%? La spiegazione è semplice. Si presume che in media un dipendente usi l’auto aziendale per motivi di lavoro nei cinque giorni feriali (il 70% circa della settimana) e per scopi privati nel weekend. Va da sé che l’uso per fini professionali è totalmente a carico dell’azienda.

Spesso, l’impresa che concede questo vantaggio richiede anche un indennizzo al dipendente relativo all'uso dell’auto aziendale nella sfera privata. Le somme che il datore di lavoro chiede al dipendente possono essere o trattenute dal compenso oppure addebitate con fattura (su cui si applica l’Iva con aliquota ordinaria).

  • Se il riaddebito è in busta paga, allora la tassazione del fringe benefit deve tener conto dell’importo trattenuto al dipendente.
  • Se invece l’azienda emette fattura, il valore del benefit da tassare si calcola sottraendo la somma fatturata (comprensiva di Iva). Di frequente, il dipendente e l’azienda si mettono d’accordo per fare in modo che l’importo fatturato al dipendente sia uguale al fringe benefit convenzionale.

 

Fringe benefit auto, i vantaggi fiscali per l'azienda

Per le imprese che concedono ai propri dipendenti un’auto aziendale sono previsti naturalmente vantaggi fiscali

  • Se l'auto è concessa ad uso promiscuo l’azienda ha diritto a una deduzione Ires al 70% riguardo alle spese sostenute per acquisire e gestire il veicolo. Ma il datore di lavoro può accedere a questa agevolazione solo se il dipendente ha a disposizione l’automobile aziendale per la maggior parte del periodo di imposta in cui è in servizio (che corrisponde di norma a 183 giorni più uno, quindi 184 giorni). Se il dipendente non prende servizio dal primo gennaio ma successivamente, il periodo di imposta va ragguagliato all'anno. 
  • Se l’auto aziendale è concessa ai dipendenti solo per uso personale, il suo valore tassabile va calcolato prendendo sempre in considerazione le tabelle Aci sulla percorrenza convenzionale di 15 mila chilometri. In questo caso, però, va tenuto in conto il 100% del valore indicato, senza la riduzione del 70% stabilita per l’uso promiscuo.

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